UN
APPELLO ALLA COSCIENZA DEGLI ITALIANI
Guai a coloro che fanno decreti iniqui
E
scrivono in fretta
sentenze oppressive,
per negare la giustizia ai miseri
e per frodare del diritto i poveri del mio popolo,
per fare delle vedove la loro preda
e per spogliare gli orfani.
Isaia 10, 1-2
Siamo sotto la morsa del controllo
antidemocratico tramite 'shock'-
Si veda
http://books.guardian.co.uk/video/2007/sep/07/naomiklein
Siamo ritornati alle tattiche di hitleriana e
mussoliniana memoria.
Si crea un capro espiatorio.
Il presente appello è in difesa dei
diritti dei Rom. In
particolare, in difesa dei diritti dei Rom di origine rumena.
I rom rumeni sono Cristiani Ortodossi, per
secoli, dal
Medioevo e fino all’Ottocento, tenuti in condizione di
schiavitù nei
monasteri. Sono giunti in Europa dall’India, e la loro lingua, la
lingua Romanì, è una lingua
indoeuropea.
Per sette anni, dal 2001 al 2008, abbiamo
lavorato con
famiglie Rom di origine rumena che frequentano

La cultura Rom
è una
cultura matriarcale fondata sulla famiglia. Non hanno un proprio Paese,
non
hanno un
esercito. E seppur l’incidenza della criminalità tra loro
è pari a quella riscontrata
in altri gruppi, seppur cittadini europei, è su di loro che si
abbatte senza
appello la condanna che ne fa i capri espiatori di tutti i mali.
“Sono
criminali i Rom”. “Rubano i Rom”. “Che siano cacciati i Rom”. Nel loro
Paese vivono
in condizioni di estrema miseria, ai loro figli manca il cibo e lo
stretto necessario. Giunti
in
Italia, senza alcuna forma di accoglienza, senza un alloggio,
i Rom
rumeni vivono in genere alle periferie delle nostre città in
baracche ripetutamente demolite dalle forze dell'ordine. Sono queste le
loro case, povere
baracche fatte di cartoni, plastica,
legno,
ferro. Il loro spazio di vita sono i terreni abbandonati e incolti.
Giungono
nel
nostro Paese alla ricerca di un lavoro, anche
temporaneo o occasionale,
e proprio la mancanza di un alloggio, e conseguentemente di un
domicilio,
disattende tutte
le loro
speranze.
Chiedono
l’elemosina e mendicano per la mera quotidiana sopravvivenza,
arrabattandosi tra monetine e indifferenza, oppure vivono di piccoli
furti
e di espedienti. Quali le conseguenze? Quali gli effetti sulla loro
vita?

Per compiere il viaggio in Italia, la
maggior parte
delle volte finanziato
con le ultime risorse della famiglia, affidano i bambini alle cure dei
nonni.
Sono forti le donne Rom. E' questa forza a sostenerle quando dando
voce
alla disperazione chiedono
di vedere esaudite le loro preghiere. Un lavoro, una vera casa, il
diritto all’istruzione
per i loro figli, il diritto alle cure mediche in Romania. La
costituzione di gruppi
di lavoro di tipo familiare - uomini, donne, figli, figlie, mogli,
mariti,
generi, nuore, amici e semplici conoscenti, uniti in un progetto
comune
che li possa affrancare dalla povertà - è il progetto
pensato
per
loro. Ed è proprio come
famiglie che essi riescono a lavorare mirabilmente, esprimendo al
meglio le
loro capacità. Nel nostro Paese, clima sociale e politico, leggi
inospitali lasciano
al momento poco spazio all’attuazione di progetti così pensati.
Il terreno della collinetta artificiale su
cui sorge il Cimitero detto
“degli Inglesi” a Firenze, di proprietà svizzera, è molto
soggetto a smottamenti, ed in passato gravissimi sono stati i danni
subiti da alcuni dei sepolcri. Il
lavoro di alcune famiglie Rom, nell’ambito di un progetto per la
creazione di
opportunità lavorative loro destinate, ha salvato molti di
questi
sepolcri dal degrado e dal rischio
di crollo. Gli interventi riguardavano in particolare il restauro
dei muri a secco
(già
danneggiati dalle pesanti piogge del 1968, e da una bomba alleata nel
1943) che
racchiudono il cimitero delimitandone l’ovale della collinetta su cui
esso è posto.
Gli interventi sono stati eseguiti con grande competenza sotto lo
sguardo vigile
delle donne, che con i bimbi in braccio coordinando il lavoro di
fratelli e mariti
suggerivano
dove e come porre questa o quella pietra. Le bellissime pietre ripulite
dalla
terra passando dalle mani degli uni a quelle degli altri andavano a
creare velocemente lunghi tratti di muro nei diversi settori del
cimitero.
Un'esperienza molto
positiva che poco tempo dopo è stata, purtroppo,
bruscamente
interrotta. Causa
prima
del
fallimento del progetto, fino a vanificare tutti gli sforzi di dargli
continuità, sono state le difficoltà legate alla loro
presenza in Italia. Per questa
famiglia, comunque, ho potuto acquistare una casa in Romania.
Lo scorso
anno una giovane Rom e la sua famiglia (fratelli, sorella, madre e
cognata)
hanno lavorato per il recupero paesaggistico del cimitero
perché possa nuovamente essere il bellissimo giardino qual era
nell’Ottocento. A
tal fine è stato in primo luogo sospeso
l'impiego di sostanze diserbanti. Il veleno nel corso degli anni aveva
reso
brullo e arido il terreno, dando al cimitero un'apparenza di grigiore,
ancor
più accrescendo il senso di stato di abbandono. Il cimitero
appariva brutto e senza vita. Sono stati loro - estirpando erbacce
infestanti, interrando
numerosissimi bulbi
da fiore (iris, giacinti, tulipani) a restituire al luogo l’originario
splendore che ne faceva in passato il giardino dei sogni.
Cimitero
"degli Inglesi.: due sorelle e la cognata, apprendiste
giardiniere.

Vandana e Maria
posano per un ritratto.

Vandana mostra il suo ritratto.
Mostra di Karen Graffeo,
'Facciamo dunque l'elogio dei Rom", Mediatheca
'Fioretta Mazzei'. Carta marmorizzata.realizzata dalle due sorelle.
Scaffali realizzati dalle due
sorelle per la Mediatheca 'Fioretta Mazzei'; culla per il bambino del
fratello.
Quest’anno Vandana, in attesa della sua terza
bambina, è
ritornata in Italia accompagnata dal marito Daniel chiedendo lavoro per
lui. Inizialmente, i due giovani,
entrambi
ventitreenni, hanno vissuto in una baracca fatta di cartoni e
materiali
di recupero ricostruita nello stesso luogo della prima, oramai
demolita dalla
polizia,
dove
Vandana
aveva
abitato
per
un
breve
periodo
con la famiglia
d'origine.
In Romania
già possiedono
il terreno su cui edificheranno la loro vera casa. La giornata
lavorativa iniziava per
loro alle otto di mattina. Nel pomeriggio, in autobus, facevano ritorno
alla
loro baracca. Questo anche il 1° maggio - giorno in cui solo
pochissimi
autobus garantivano il servizio - camminando per oltre tre ore al
mattino, pedalando
per altre due ore la sera.
Qualche settimana dopo Vandana è stata
fermata per
strada dai
carabinieri è condotta in macchina nella più
vicina stazione per dei controlli.
Pur essendo in possesso dei documenti - carta d’identità e
codice
fiscale - ha, senza alcun valido motivo,
subito
pressioni e minacce perché nel giro di una settimana
abbandonasse la baracca e
lasciasse l’Italia. Lo stress e la paura sono stati così
devastanti che quella stessa notte
è stato necessario il ricovero
urgente in ospedale. Una settimana dopo ha dato alla luce la sua
bambina. Una
bambina prematura che alla nascita pesava appena 1200 gr.
La nostra prima
preoccupazione, dopo questi spiacevoli episodi, è stata
quella di offrire loro ospitalità. Nel rispetto delle leggi e
dopo aver superato
non poche difficoltà è stato finalmente possibile
accoglierli. Garantendo loro un alloggio è
stato anche possibile offrire a Daniel un contratto di lavoro come
domestico. Daniel
e Vandana hanno realizzato un piccolo dizionario illustrato
(i
disegni sono di Daniel) della lingua Romanì, con le parole anche
in
Rumeno, Italiano e Inglese. Come lavoro di volontariato, Daniel, socio
dell’Aureo
Anello Associazione, ha, invece, portato a termine gli interventi di
mantenimento conservativo sul
ferro
battuto di 87 sepolcri. In circa due mesi di lavoro, tutti
i giorni sin dalle prime ore del mattino, ha eseguito gli interventi
di manutenzione e di restauro conservativo sulle recinzioni in ferro
battuto e ghisa che delimitano
questi sepolcri,
e sugli elementi decorativi in rame e ottone di numerosi
altri. La differenza tra il prima e il dopo intervento è
grandissima. Il suo lavoro - apprezzato dagli esperti per la grande
professionalità con
la quale è stato eseguito, è stato anche molto lodato dai
visitatori, e
da
quanti vivono nei pressi del cimitero, che ora appare molto più
curato. Questo ci ha consentito
di
offrire loro i fondi per avviare i lavori della casa in Romania
sul
terreno già di
loro proprietà. In Romania possedere una casa registrata al
catasto e rispondente
a determinati requisiti di idoneità è la condizione
prima per avere un lavoro regolare.
Non altrimenti. La mancanza di un titolo di studio, che corrisponda
almeno al
diploma, preclude loro molte possibilità, anche quella di poter
frequentare il corso per la
patente di guida. Senza un diploma perdono anche molte
opportunità
di
aiutare la
loro stessa gente nell'ambito di progetti proprio per il
miglioramento
delle loro condizioni di
vita. Basti
pensare che la maggior parte delle donne Rom, paradossalmente, lamenta
l’Agenzia per i Rom, non possono accedere ai corsi di formazione per
“mediatore
sanitario” loro destinati proprio perché non hanno il
titolo di studio
richiesto. Attualmente il numero dei mediatori sanitari (figure
professionali che mediano
tra i Rom
e i medici di base) che operano in difesa del diritto alla salute delle
popolazioni di etnia Rom è troppo esiguo per assicurare il pieno
compimento
dei programmi igienico sanitari e di prevenzione.
Le due famiglie Rom nostre ospiti si sono
rivelate persone amanti
dell’ordine e della pulizia, e sotto questo aspetto sono stati i nostri
ospiti
migliori. Per la stretta osservanza da parte loro di ancestrali
precetti legati
all’igiene
(che risalgono ad epoca anteriore al loro arrivo in Europa dall’India
durante il
Medioevo. I Rom sono, dunque, ariani e la lingua Romani è una
lingua
indoeuropea)
considerano noi impuri. Sono persone cortesi, molto dignitose,
e piene di
gratitudine. Nei sette anni della nostra amicizia con loro mai si sono
verificati
episodi di furti. Offriamo loro e ad altre famiglie Rom rumene presenti
a
Firenze sostegno e aiuto. Condividiamo con loro i pasti quando sono
con noi. Doniamo loro indumenti usati. Accolti in biblioteca, lavoriamo
con loro per realizzare
artigianalmente le tradizionali culle in legno (anche per i loro
bambini), per la
marmorizzazione della carta, la rilegatura dei libri. Amano
apprendere. Amano
Dalla nostra diretta esperienza abbiamo
appreso quanto cruciale e fondamentale sia per entrare in relazione con
loro il
rapporto
che si riesce a stabilire con le
donne. Nella loro cultura, una cultura matriarcale fondata sulla
famiglia, è la donna il
perno intorno a cui tutto ruota. Un ascolto
privilegiato va anche rivolto agli
uomini con la speranza contrastando disperazione e senso di
inutilità. Quella disperazione, che, in tutte
le minoranze che
conoscono,
o hanno conosciuto forme di oppressione, innesca comportamenti
autodistruttivi
ed
egoistici fino a varie forme di dipendenza, fumo, alcool,
possedere macchine (così
è stato per gli indiani americani, per i neri, per gli
aborigeni, per gli
irlandesi). Incoraggiamo nelle famiglie un'economia domestica
improntata sulla
semplicità, sostenendo
le mamme nella scelta dell’allattamento al seno, nell’utilizzo dei
pannolini
di
stoffa. Quando sono in Italia alcuni di loro
utilizzano la bicicletta. Incoraggiamo nelle famiglie un tempo di
condivisione
dedicato
all’apprendimento. Il loro appello è il disperato grido di chi
chiede di poter lavorarte, il più delle volte per la mera
sopravvivenza. Senza un
alloggio è
loro
preclusa
ogni opportunità, anche il solo inserimento lavorativo di tipo
temporaneo od
occasionale. Nessuno
è
disposto a dare una casa in affitto ad una persona di etnia Rom, e
anche superando questo primo ostacolo - se si escludono le
poche rare
eccezioni come quella su descritta - ancora molte sono le
difficoltà da sormontare. Nel loro stesso paese, la Romania,
senza una casa di loro proprietà, senza una qualche forma
d'istruzione l’inserimento
lavorativo è impensabile. Per loro tutto è, e diviene,
inaccessibile.
I Rom si sposano molto giovani. I matrimoni
pur
essendo combinati dalle famiglie, sono matrimoni riusciti e
felici, fondati sull'amore. Sia
gli uomini sia le donne sono molto fedeli. Tra loro la fedeltà
è difesa anche a
livello di clan da rigorosissimi tribunali interni. La cura dei bambini
è
condivisa tra i genitori. I bambini sono calmi, poco capricciosi,
sempre
tenuti in braccio quando piccolissimi, coccolati, dondolati nelle
culle, fasciati. Da
appena nati vivono
il senso di grande sicurezza, il senso di essere amati, cose che,
invece, mancano ai nostri
bambini. La nostra prima madre Rom addormentava il suo
bambino con
il
canto dell’Alleluia. Era questo canto
la sua ninna nanna per lui. Era sua la voce nel servizio
realizzato
da Rai1 sugli eremiti per la parte dedicata alla Messa dei Poveri,
la messa a
cui Hedera partecipava quando era in Italia. Il servizio è
andato in onda il
giorno di Pasqua del 2008. Molto possiamo apprendere da loro nel modo
di allevare ed educare i figli. In questo possono davvero insegnarci
molto.
Prima che Daniel ultimasse il suo lavoro, a
circa metà degli
interventi previsti, ho compiuto un viaggio in Romania per far visita
ad
altre
famiglie Rom conosciute a Firenze nel corso di questi anni. In
Romania, ho scoperto che Vandana e Daniel realmente vivono in un’unica
stanza
con altri dieci
membri
della famiglia (la mamma, due fratelli, le rispettive mogli, i loro
bambini).
Adulti e bambini dormono insieme in una piccola stanza. Accanto
è posta la stalla
per il cavallo. E’ stato proprio il sogno di avere una casa propria
per vivere
con le loro tre bambine a spingere Vandana e Daniel al viaggio in
Italia, qui lavorando tenacemente e tra infinite difficoltà.
Un’altra famiglia che ha vissuto e, ancora,
vive molte difficoltà
è la famiglia di Constanza. Rimasta vedova, Constanza, ha
allevato da sola
quattro figli.
Uno di loro, Christi, è stato adottato dopo la morte della
madre naturale.
Constanza vive con loro, le nuore ed i quattro nipotini, in una casa
bellissima, che in inverno, purtroppo, a causa del tetto oramai cadente
diviene una
casa quasi
inabitabile. Gli inverni rumeni sono molto rigidi con piogge pesanti e
nevicate abbondanti.
Questa famiglia ha ricevuto l'aiuto per il rifacimento del tetto, ed il
più giovane
dei figli (il figlio adottivo non ancora sposato) grazie al nostro
sostegno
economico ha ripreso a frequentare un corso che gli consentirà
di conseguire
il tanto sospirato diploma con un programma di recupero di circa sei
mesi.
Primo
della classe nel suo unico anno a scuola, è stato costretto
all’abbandono precoce a
causa dell'estrema povertà della famiglia.
Le condizioni della famiglia che ha
restaurato i muri a
secco del cimitero sono al momento migliori rispetto a quelle di tutte
le altre. Non vivono
più in dodici stipati in una baracca, ma in una casa di
loro proprietà, acquistata per loro qualche anno fa in cambio
del lavoro in Italia. Il governo
rumeno
riconosce a tutti i bambini Rom il diritto all’istruzione, ma tutte le
famiglie
finora conosciute unanimemente lamentano quanto sia per loro difficile
sobbarcarsi le
spese per il vestiario, i libri, il contributo per le spese di
riscaldamento, o per le varie altre
necessità della scuola. E le
famiglie Rom, difficilmente, o, più comunemente, mai riescono a
corrispondere
a tutte queste richieste. Sono troppo povere. Vivono con
risorse
davvero molto
esigue, neanche riuscendo a soddisfare quelli che sono i bisogni
primari, ancor meno ad assicurare
una qualche forma d’istruzione ai figli. E’ questa la causa prima
dell’abbandono
scolastico, diffusissimo, che porta con sé nel tempo gravissime
conseguenze. Subito dopo il
compimento del diciottesimo anno d’età il governo non garantisce
le cure
mediche a quanti non inseriti nel mondo del lavoro, e questo
equivale a
dire
quasi a nessuno. Per garantirsi le cure mediche devono pagare. Le
difficoltà sono ancor maggiori quando sono i nonni ad avere
problemi di salute. E’ a loro
che, in genere, sono affidati tutti i bambini della famiglia. In
Romania per
visitare i propri cari in ospedale è necessario pagare un
biglietto d’ingresso (è
così per gli stessi rumeni). Una vedova poverissima può
anche ricevere una lettera di sollecito di pagamento per il
presunto
consumo d’acqua.
Questo senza considerazione alcuna che la fontana è
posta lontana
dalla sua abitazione e che ad usufruirne siano anche molte altre
famiglie. Il
mancato
pagamento della bolletta può anche trasformarsi in condanna
penale con il rischio di reclusione. Alla maggior
parte delle famiglie manca il
cibo e lo stretto necessario. Più che vivere sopravvivono. In
Romania
la famiglia di cui parliamo prepara i pasti
accendendo il
fuoco all’aperto, e il loro pasto tipo, in genere, è fatto di un
semplice piatto di patate. Il denaro ricevuto quando sono in
Italia viene
subito inviato in Romania. Sono
famiglie che,
seppur poverissime,
conoscono la generosità. Una famiglia ha adottato un bambino Rom
rimasto orfano,
un’altra famiglia un bambino rumeno abbandonato dalla madre.
La prima madre Rom conosciuta a Firenze,
illetterata,
ha così raccontato
il Vangelo ‘Cristos era molto povero. E’ nato in una baracca con gli
animali e
i cavalli. La gente era affamata e Lui ha dato loro da mangiare pane,
pesce e
patate. Ma poi gli invidiosi lo hanno ucciso’. Ho più
profondamente compreso il
suo racconto quando in Romania ho visitato una di queste famiglie e
ho
visto la stalla per il cavallo posta accanto alla stanza in cui vive
tutta la
famiglia, la pentola con le patate a cuocere sul fuoco acceso
all’aperto. In
famiglie
dove avere il cibo sufficiente a sfamare
tutti è un problema quotidiano, le bambine non frequentano
la
scuola.
I
bambini talvolta si, ma solo per le prime classi. Raramente o, in
genere, mai,
riescono a
compiere un corso di studi regolare fino al conseguimento del diploma,
in molti casi il titolo di studio richiesto e necessario per l'accesso
nel mondo
del lavoro.
H I
J K L M N
O P Q R S T U
V W X Y Z 1
. 6 ......
A
B C D E F G
2 ..
7 .......
3 ...
8 ........
4
.... 9
.........
5 ..... 10
.......... 





| Acoperişos Acoperiş Tetto Roof Sanzi Scandură Trave Plank Tiglá Ţiglă Tegola Tile Carfi Cui Chiodo Nail |
![]() |
Fereastra Fereastră Finestra Window Grinda Grindă Asse Rafter Bolţari Bolţar Blocco Block made from earth and cement Cimentos Ciment Cemento Cement |
Con il nostro sostegno incoraggiamo l’aiuto
reciproco e la
solidarietà tra le
famiglie, anche lavorando alla costituzione di un’associazione che li
rafforzi proprio
come famiglie, con programmi che stimolino la condivisione generosa di
momenti di apprendimento, l’impegno nella creazione di gruppi di
lavoro. Il
progetto riguarderà, in particolare, gli interventi per il
rifacimento dei
tetti, la costruzione di nuove case, o il recupero di quelle
già esistenti che nella maggior parte dei casi sono inabitabili.
L’associazione sarà denominata
‘Agrustic
Somnacuni’, Aureo
Anello in Romanì. Il programma si
inserisce nel progetto di più ampio respiro ‘Dalle tombe alle
culle’, che prossimamente verrà sottoposto all’Unione
Europea.
Daniel e Vandana realizzano la
culla per la loro Gabriela.

Daniel, Giovanna, Gabriela,
Vandana nella Mediatheca 'Fioretta Mazzei'
Primo passo nel tentativo di arrivare ad una
soluzione concreta alla
piaga della povertà che afflige il popolo Rom è
affrontare il
problema alloggio,
di cui si è ampiamente detto sopra. Pur rimanendo ancora remota
la possibilità di
riuscire a trovare soluzioni definitive per una vita
dignitosa
nel Paese d’origine, garantire un alloggio diviene la
chiave
d’accesso per offrire concrete opportunità lavorative, che
possano nel
lungo
termine realmente cambiare le condizioni di vita di queste famiglie.
Per
lavori
stagionali. Per
lavori che gli
italiani rifiutano. Per il restauro dei muri a secco. Per essere
inseriti in
programmi
per interventi di restauro nei cimiteri. Queste
opportunità,
pur nel loro
carattere di temporaneità, affrancherebbero molte di queste
famiglie dalla
miseria. Sono anche bravissimi nei lavori di giardinaggio, come
carpentieri, come fabbri, nell’arte del
ricamo, nei lavori di cucito, sia gli uomini sia le donne. A Firenze,
potrebbero
offrire ai turisti in cambio di un’offerta cartoline che riproducono i
grandi tesori d’arte. Essere impiegati in programmi per la
cancellazione dei graffiti che deturpano molte
facciate degli
edifici nel centro storico. Qualche anno fa un gruppo di Rom musulmani
che vivono
in uno dei
campi
Rom a Firenze hanno preso parte ad un progetto per la decorazione di
due
Chuppa. Il progetto è stato proposta da una mia amica. Donne e
uomini insieme hanno
intessuto la seta bianca delle Chuppa con ricami in oro per con i nomi
degli
antenati delle quattro famiglie. E' il lavoro l’antidoto contro
l'accattonaggio, o il sopravvivere di furti. Solo così l'odio e
la paura
nei loro confronti potranno scemare o cessare.
I Rom rumeni amano molto il loro Paese, ed
è
nel loro Paese che
desiderano vivere; tra la loro gente crescere i propri figli. In
Romania l’agricoltura è mirabile, la terra fertilissima. I
Rom sono
bravissimi nei
lavori agricoli, così come sono espertissimi
nella lavorazione dei metalli. La povertà con la quale convivono
sin
dall’infanzia non li impoverisce, non li inaridisce, li rende, invece,
più
forti e ricchi. Sono persone piene di risorse, molto lontani dalla
cultura del
consumismo. A Bucarest sono numerosissimi i fiorai Rom. Vendono i
profumatissimi
fiori rumeni nei loro bellissimi chioschi. Sono sempre i Rom a
realizzare artigianalmente
gli attrezzi agricoli in ferro e legno utilizzati dai rumeni. Per loro
lavorano
nei campi, nel periodo della vendemmia, per la raccolta della frutta,
per la
raccolta dei semi di girasole. Un lavoro, purtroppo, il più
delle volte non
retribuito.
Sono molto intelligenti. Molto dotati
nell’apprendimento delle
lingue. Amano la bellezza. Vittime, anch’essi, dell’Olocausto, a
tutt’oggi senza avere mai ricevuto alcuna forma di riparazione. E'
così grande il
debito morale nei
confronti di questo popolo che i nostri semplici
atti di
riparazione,
anche quotidiani, solo in piccola parte possono colmarlo. Al tempo
stesso, tuttavia, sono necessari.
Leniscono, seppur solo in parte, le sofferenze del presente,
pongono un
argine alle
infinite ingiustizie di cui sono vittime. Danno speranza. La speranza
di una vita che non
sia solo lotta per la
mera sopravvivenza.
Non sono nomadi i Rom. Non sono sporchi. Non sono più criminali
degli altri. Sono
vittime di provocazioni e discriminazioni continue che ingenerando
disagi
sempre
più
grandi
possono,
in casi estremi, sfociare
in reazioni che cadono nell’illegalità. Sono un
grande tesoro questo popolo che noi,
sempre più lontani dal pensiero del cuore e dalla difesa della
giustizia,
prontamente rigettiamo nella spazzatura. Un popolo che condanniamo ed
etichettiamo. Negando loro ogni forma di riconoscimento, a livello
umano e sociale,
neghiamo
loro il diritto di esistere. Da secoli giunti in Europa dall'India,
sono cittadini
del
mondo. Sono cittadini europei
Si veda
http://www.umilta.net/apprendistato.html
http://www.umilta.net/cradle.html
http://www.umilta.net/karengraffeo.html
http://www.umilta.net/chuppa.html
Version in English
Julia Bolton Holloway, Cimitero
‘degli Inglesi’, P.le Donatello, 38, 50132 FIRENZE
OLIVELEAF
WEBSITE || UMILTA
WEBSITE || OLIVELEAF
WEBSITE || JULIAN
OF NORWICH, TEXT AND CONTEXTS, WEBSITE || BIRGITTA
OF SWEDEN, REVELATIONES, WEBSITE || CATALOGUE
AND
PORTFOLIO
(HANDCRAFTS,
BOOKS
) ||
BOOK REVIEWS
|| BIBLIOGRAPHY ||
FLORIN
WEBSITE ©1997-2008 JULIA
BOLTON
HOLLOWAY
Il presente appello
è in
difesa dei diritti umani dei Rom, in particolare, dei Rom d’origine
rumena,
oggi cittadini europei. La loro lingua è una lingua indoeuropea.
Sono Cristiani
Ortodossi, e in Romania, per secoli, dal Medioevo e fino all’Ottocento,
sono
stati
tenuti in condizione di schiavitù nei monasteri. Con gli ebrei,
anch’essi, vittime
dell’Olocausto. Non hanno un Paese. Non hanno un esercito. In ogni
Paese in cui
sono presenti, salvo la Finlandia, vivono nel presente,
così
come in passato,
la tragedia dolorosa dell’emarginazione sociale. Il terrore dei
Rom, in
particolare dei Rom rumeni, credo origini dal non aver noi compreso la
loro
cultura. Dal terrore che la loro povertà possa in un prossimo
futuro divenire la
nostra. Ma la povertà non è in se un crimine.
Per sette anni, dal 2001 al 2008, abbiamo
lavorato con famiglie Rom di origine rumena che frequentano
Garantire loro un domicilio per un lavoro regolare,
è la soluzione al problema della povertà. E'
il riconoscimento di
questi diritti quello che chiedono quando giungono nel nostro Paese.
Persino una
fabbrica abbandonata trasformata in dormitorio potrebbe fungere
temporaneamente
da domiciliazione legale. Senza l’accesso al mondo del lavoro, seppur
cittadini
europei, vivono
la violazione di quelli che sono i diritti umani più elementari.
Etichettati
come ladri e criminali, sono spinti verso quei comportamenti
che, in condizioni di
provocazione
continua,
legittimando la violenza possono sfociare in forme di
illegalità,
sempre
più accrescendo i sentimenti
diffusi di rigetto e intolleranza estrema che
nega loro il diritto di esistere. L’alloggio, un lavoro basterebbero a
sollevarli dalla povertà estrema, a causa della quale
l’aspettativa
di vita è
molto bassa. Basterebbe questo a scongiurare la piaga del mendicare, il
bisogno
di rubare per la mera sopravvivenza. La paura abbandonerebbe noi,
più aperti ad
accogliere piccoli nuclei familiari costituiti in gruppi di lavoro. Per
lavori
stagionali, per lavori che altri rifiutano. Proprio come famiglie,
abbiamo
potuto osservare, riescono a lavorare al meglio, e sono sempre le
donne,
padrone e
sovrane, a coordinare il gruppo. In virtù di questo,
fondamentale è il loro contributo per l’attuazione di progetti
di più ampio respiro per la
costituzione di gruppi
di lavoro di tipo familiare. Per il restauro dei muri a secco. Per
lavori
agricoli. Per lavori di giardinaggio. Sono anche bravissimi nei lavori
di
carpenteria, nell’arte del ricamo, nei lavori di cucito, uomini e
donne indistintamente.
Espertissimi fabbri e muratori.
AGRUSTIC
SOMNACUNI || ROMANY
|| CRADLE
|| LET US PRAISE THE ROM
|| CHUPPA || MEDIATHECA 'FIORETTA
MAZZEI'
|| 'ENGLISH'
CEMETERY
|| AUREO ANELLO ||