AGRUSTIC SOMNACUNI || ROMANY || CRADLE || LET US PRAISE THE ROM || CHUPPA || MEDIATHECA 'FIORETTA MAZZEI' ||  'ENGLISH' CEMETERY || AUREO ANELLO || Daniel-Claudiu Dumitrescu/Julia Bolton Holloway © 2012

Version in English

                      
UN APPELLO ALLA COSCIENZA DEGLI ITALIANI

 

                                                                             Guai a coloro che fanno decreti iniqui
                                                                            
E scrivono in fretta sentenze oppressive,
                                                                            
per negare la giustizia ai miseri
                                                                            
e per frodare del diritto i poveri del mio popolo,
                                                                            
per fare delle vedove la loro preda
                                                                            
e per spogliare gli orfani.
                                                                                                               
Isaia 10, 1-2   
 

Siamo sotto la morsa del controllo antidemocratico tramite 'shock'- Si veda http://books.guardian.co.uk/video/2007/sep/07/naomiklein

Siamo ritornati alle tattiche di hitleriana e mussoliniana memoria. Si crea un capro espiatorio.

Il presente appello è in difesa dei diritti dei Rom. In particolare, in difesa dei diritti dei Rom di origine rumena. 

I rom rumeni sono Cristiani Ortodossi, per secoli, dal Medioevo e fino all’Ottocento, tenuti in condizione di schiavitù nei monasteri. Sono giunti in Europa dall’India, e la loro lingua, la lingua Romanì, è una lingua indoeuropea.

Per sette anni, dal 2001 al 2008, abbiamo lavorato con famiglie Rom di origine rumena che frequentano la Messa dei Poveri fondata da Giorgio La Pira, il Sindaco Santo di Firenze. Eredità raccolta da Fioretta Mazzei alla Badia fiorentina, che a lui fu molto vicina. Nel corso degli anni abbiamo imparato ad ascoltare queste famiglie, le donne, in particolare. Nel luglio 2008 ho visitato alcuni di loro in Romania. A Bucarest ho potuto incontrare Gruia Bumbu, Presidente dell’Agenzia Nazionale per i Rom del Governo di Romania, Agenzia in difesa dei diritti dei Rom. La casa, l’istruzione, le cure mediche sono i diritti primari negati alla sua gente. Diritti che gli stessi Rom potrebbero garantirsi con l'inserimento nel mondo del lavoro. In Romania, in Italia. Nel nostro Paese garantire un alloggio è la condizione prima per poter offrire loro un lavoro regolare. Questo sembra apparentemente semplice, nel concreto assolutamente impossibile. I pregiudizi, le discriminazioni nei loro confronti sono così grandi da vanificare la maggior parte delle volte anche gli sforzi più tenaci

L’ignoranza sta all’origine della nostra paura dei Rom, in particolare dei Rom di origine rumena. E' l'incapacità di vedere quanto ricca e bella sia la loro cultura a far albergare in noi razzismo e intolleranza. Non la conosciamo questa cultura, non la comprendiamo. Il rigetto, il disprezzo, il fastidio, estremizzati in odio persecutorio verso chi si arma solo del suo bisogno, la condanna. Il nostro terrore è il terrore della povertà. Temiamo che la loro povertà possa in un prossimo futuro divenire la nostra.

La cultura Rom è una cultura matriarcale fondata sulla famiglia. Non hanno un proprio Paese, non hanno un esercito. E seppur l’incidenza della criminalità tra loro è pari a quella riscontrata in altri gruppi, seppur cittadini europei, è su di loro che si abbatte senza appello la condanna che ne fa i capri espiatori di tutti i mali. “Sono criminali i Rom”. “Rubano i Rom”. “Che siano cacciati i Rom”. Nel loro Paese vivono in condizioni di estrema miseria, ai loro figli manca il cibo e lo stretto necessario. Giunti in Italia, senza alcuna forma di accoglienza, senza un alloggio, i Rom rumeni vivono in genere alle periferie delle nostre città in baracche ripetutamente demolite dalle forze dell'ordine. Sono queste le loro case, povere baracche fatte di cartoni, plastica, legno, ferro. Il loro spazio di vita sono i terreni abbandonati e incolti. Giungono nel nostro Paese alla ricerca di un lavoro, anche temporaneo o occasionale, e proprio la mancanza di un alloggio, e conseguentemente di un domicilio, disattende tutte le loro speranze. Chiedono l’elemosina e mendicano per la mera quotidiana sopravvivenza, arrabattandosi tra monetine e indifferenza, oppure vivono di piccoli furti e di espedienti. Quali le conseguenze? Quali gli effetti sulla loro vita? 

Per compiere il viaggio in Italia, la maggior parte delle volte finanziato con le ultime risorse della famiglia, affidano i bambini alle cure dei nonni. Sono forti le donne Rom. E' questa forza a sostenerle quando dando voce alla disperazione chiedono di vedere esaudite le loro preghiere. Un lavoro, una vera casa, il diritto all’istruzione per i loro figli, il diritto alle cure mediche in Romania. La costituzione di gruppi di lavoro di tipo familiare - uomini, donne, figli, figlie, mogli, mariti, generi, nuore, amici e semplici conoscenti, uniti in un progetto comune che li possa affrancare dalla povertà - è il progetto pensato per loro. Ed è proprio come famiglie che essi riescono a lavorare mirabilmente, esprimendo al meglio le loro capacità. Nel nostro Paese, clima sociale e politico, leggi inospitali lasciano al momento poco spazio all’attuazione di progetti così pensati.      

Il terreno della collinetta artificiale su cui sorge il Cimitero detto “degli Inglesi” a Firenze, di proprietà svizzera, è molto soggetto a smottamenti, ed in passato gravissimi sono stati i danni subiti da alcuni dei sepolcri. Il lavoro di alcune famiglie Rom, nell’ambito di un progetto per la creazione di opportunità lavorative loro destinate, ha salvato molti di questi sepolcri dal degrado e dal rischio di crollo. Gli interventi riguardavano in particolare il restauro dei muri a secco (già danneggiati dalle pesanti piogge del 1966, e da una bomba alleata nel 1943) che racchiudono il cimitero delimitandone l’ovale della collinetta su cui esso è posto. Gli interventi sono stati eseguiti con grande competenza sotto lo sguardo vigile delle donne, che con i bimbi in braccio coordinando il lavoro di fratelli e mariti suggerivano dove e come porre questa o quella pietra. Le bellissime pietre ripulite dalla terra passando dalle mani degli uni a quelle degli altri andavano a creare velocemente lunghi tratti di muro nei diversi settori del cimitero. Un'esperienza molto positiva che poco tempo dopo  è stata, purtroppo, bruscamente interrotta. Causa prima del fallimento del progetto, fino a vanificare tutti gli sforzi di dargli continuità, sono state le difficoltà legate alla loro presenza in Italia. Per questa famiglia, comunque, ho potuto acquistare una casa in Romania.
        
                                            
                                                                       
Lo scorso anno una giovane Rom e la sua famiglia (fratelli, sorella, madre e cognata) hanno lavorato per il recupero paesaggistico del cimitero perché possa nuovamente essere il bellissimo giardino qual era nell’Ottocento. A tal fine è stato in primo luogo sospeso l'impiego di sostanze diserbanti. Il veleno nel corso di trenta anni aveva reso brullo e arido il terreno, dando al cimitero un'apparenza di grigiore, ancor più accrescendo il senso di stato di abbandono. Il cimitero appariva brutto e senza vita. Sono stati loro - estirpando erbacce infestanti, interrando numerosissimi bulbi da fiore (iris, giacinti, tulipani) a restituire al luogo l’originario splendore che ne faceva in passato il giardino dei sogni. 



  Cimitero "degli Inglesi.: due sorelle e la cognata, apprendiste giardiniere.



Vandana e Maria posano per un ritratto.


Vandana mostra il suo ritratto.



Mostra di Karen Graffeo, 'Facciamo dunque l'elogio dei Rom", Mediatheca 'Fioretta Mazzei'. Carta marmorizzata.realizzata dalle due sorelle.

 
Scaffali realizzati dalle due sorelle per la Mediatheca 'Fioretta Mazzei'; culla per il bambino del fratello.

Quest’anno Vandana, in attesa della sua terza bambina, è ritornata in Italia accompagnata dal marito Daniel chiedendo lavoro per lui.  Inizialmente, i due giovani, entrambi ventitreenni, hanno vissuto in una baracca fatta di cartoni e materiali di recupero ricostruita nello stesso luogo della prima, oramai demolita dalla polizia, dove Vandana aveva abitato per un breve periodo con la famiglia d'origine. In Romania già possiedono il terreno su cui edificheranno la loro vera casa. La giornata lavorativa iniziava per loro alle otto di mattina. Nel pomeriggio, in autobus, facevano ritorno alla loro baracca. Questo anche il 1° maggio - giorno in cui solo pochissimi autobus garantivano il servizio - camminando per oltre tre ore al mattino, pedalando per altre due ore la sera.

Qualche settimana dopo Vandana è stata fermata per strada dai carabinieri è condotta in macchina nella più vicina stazione per dei controlli. Pur essendo in possesso dei documenti - carta d’identità e codice fiscale -  ha, senza alcun valido motivo, subito pressioni e minacce perché nel giro di una settimana abbandonasse la baracca e lasciasse l’Italia. Lo stress e la paura sono stati così devastanti che quella stessa notte è stato necessario il ricovero urgente in ospedale. Una settimana dopo ha dato alla luce la sua bambina. Una bambina prematura che alla nascita pesava appena 1200 gr.

La nostra prima preoccupazione, dopo questi spiacevoli episodi, è stata quella di offrire loro ospitalità. Nel rispetto delle leggi e dopo aver superato non poche difficoltà è stato finalmente possibile accoglierli. Garantendo loro un alloggio è stato anche possibile offrire a Daniel un contratto di lavoro come domestico. Daniel e Vandana hanno realizzato un piccolo dizionario illustrato (i disegni sono di Daniel) della lingua Romanì, con le parole anche in Rumeno, Italiano e Inglese. Come lavoro di volontariato, Daniel, socio dell’Aureo Anello Associazione, ha, invece, portato a termine gli interventi di mantenimento conservativo sul ferro battuto di 87 sepolcri. In circa due mesi di lavoro, tutti i giorni sin dalle prime ore del mattino, ha eseguito gli interventi di manutenzione e di restauro conservativo sulle recinzioni in ferro battuto e ghisa che delimitano questi sepolcri, e sugli elementi decorativi in rame e ottone di numerosi altri. La differenza tra il prima e il dopo intervento è grandissima. Il suo lavoro - apprezzato dagli esperti per la grande professionalità con la quale è stato eseguito, è stato anche molto lodato dai visitatori, e da quanti vivono nei pressi del cimitero, che ora appare molto più curato. Questo ci ha consentito di offrire loro i fondi per avviare i lavori della casa in Romania sul terreno già di loro proprietà. In Romania possedere una casa registrata al catasto e rispondente a determinati requisiti di idoneità è la condizione prima per avere un lavoro regolare. Non altrimenti. La mancanza di un titolo di studio, che corrisponda almeno al diploma, preclude loro molte possibilità, anche quella di poter frequentare il corso per la patente di guida. Senza un diploma perdono anche molte opportunità di aiutare la loro stessa gente nell'ambito di progetti proprio per il miglioramento delle loro condizioni di vita. Basti pensare che la maggior parte delle donne Rom, paradossalmente, lamenta l’Agenzia per i Rom, non possono accedere ai corsi di formazione per “mediatore sanitario” loro destinati proprio perché non hanno il titolo di studio richiesto. Attualmente il numero dei mediatori sanitari (figure professionali che mediano tra i Rom e i medici di base) che operano in difesa del diritto alla salute delle popolazioni di etnia Rom è troppo esiguo per assicurare il pieno compimento dei programmi igienico sanitari e di prevenzione.

Le due famiglie Rom nostre ospiti si sono rivelate persone amanti dell’ordine e della pulizia, e sotto questo aspetto sono stati i nostri ospiti migliori. Per la stretta osservanza da parte loro di ancestrali precetti legati all’igiene (che risalgono ad epoca anteriore al loro arrivo in Europa dall’India durante il Medioevo, i Rom sono, dunque, ariani e la lingua Romani è una lingua indoeuropea) considerano noi impuri. Sono persone cortesi, molto dignitose, e piene di gratitudine. Nei sette anni della nostra amicizia con loro mai si sono verificati episodi di furti. Offriamo loro e ad altre famiglie Rom rumene presenti a Firenze sostegno e aiuto. Condividiamo con loro i pasti quando sono con noi. Doniamo loro indumenti usati. Accolti in biblioteca, lavoriamo con loro per realizzare artigianalmente le tradizionali culle in legno (anche per i loro bambini), per la marmorizzazione della carta, la rilegatura dei libri. Amano apprendere. Amano la Lectura Dantis e i disegni di Botticelli che illustrano la Commedia. Con noi alcuni di loro, illetterati, hanno appreso a scrivere il proprio nome e cognome. Due genitori, in particolare, per comparire davanti al giudice ed essere in grado di firmare i documenti per riavere con sé il loro bambino, prima che una sentenza ne decidesse l’adozione da parte di una famiglia italiana. Davanti al giudice io stessa in questo caso ho citato le parole di Roman Polansky: “essere orfani è ancor peggio che esser poveri”. L’amore per l’ordine e la pulizia si può osservare anche tra i Rom musulmani che vivono nel campo Rom del Poderaccio. I pendii della collinetta, su cui è posto il campo, straripano di rifiuti e sporcizia, ma queste famiglie vivono in case pulitissime. Nelle loro case la bellezza regna sovrana, e, sovente, l’unico elemento d’arredo è l’ancestrale culla a dondolo in legno, i bellissimi e coloratissimi tappeti a terra e sulle pareti come fossero arazzi. Dormono e siedono per terra dopo aver posto allineate davanti alla porta le scarpe. I tappeti sono curati, lavati costantemente, i loro colori sempre vivissimi.

Dalla nostra diretta esperienza abbiamo appreso quanto cruciale e fondamentale sia per entrare in relazione con loro il rapporto che si riesce a stabilire con le donne. Nella loro cultura, una cultura matriarcale fondata sulla famiglia, è la donna il perno intorno a cui tutto ruota. Un ascolto privilegiato va anche rivolto agli uomini con la speranza contrastando disperazione e senso di inutilità. Quella disperazione, che, in tutte le minoranze che conoscono, o hanno conosciuto forme di oppressione, innesca comportamenti autodistruttivi ed egoistici fino a varie forme di dipendenza, fumo, alcool, possedere macchine (così è stato per gli indiani americani, per i neri, per gli aborigeni, per gli irlandesi). Incoraggiamo nelle famiglie un'economia domestica improntata sulla semplicità, sostenendo le mamme nella scelta dell’allattamento al seno, nell’utilizzo dei pannolini di stoffa. Quando sono in Italia alcuni di loro utilizzano la bicicletta. Incoraggiamo nelle famiglie un tempo di condivisione dedicato all’apprendimento. Il loro appello è il disperato grido di chi chiede di poter lavorarte, il più delle volte per la mera sopravvivenza. Senza un alloggio è loro preclusa ogni opportunità, anche il solo inserimento lavorativo di tipo temporaneo od occasionale. Nessuno è disposto a dare una casa in affitto ad una persona di etnia Rom, e anche superando questo primo ostacolo - se si escludono le poche rare eccezioni come quella su descritta - ancora molte sono le difficoltà da sormontare. Nel loro stesso paese, la Romania, senza una casa di loro proprietà, senza una qualche forma d'istruzione l’inserimento lavorativo è impensabile. Per loro tutto è, e diviene, inaccessibile.

I Rom si sposano molto giovani. I matrimoni pur essendo combinati dalle famiglie, sono matrimoni riusciti e felici, fondati sull'amore. Sia gli uomini sia le donne sono molto fedeli. Tra loro la fedeltà è difesa anche a livello di clan da rigorosissimi tribunali interni. La cura dei bambini è condivisa tra i genitori. I bambini sono calmi, poco capricciosi, sempre tenuti in braccio quando piccolissimi, coccolati, dondolati nelle culle, fasciati. Da appena nati vivono il senso di grande sicurezza, il senso di essere amati, cose che, invece, mancano ai nostri bambini. La nostra prima madre Rom addormentava il suo bambino con il canto dell’Alleluia. Era questo canto la sua ninna nanna per lui. Era sua la voce nel servizio realizzato da Rai1 sugli eremiti per la parte dedicata alla Messa dei Poveri, la messa a cui Hedera partecipava quando era in Italia. Il servizio è andato in onda il giorno di Pasqua del 2008. Molto possiamo apprendere da loro nel modo di allevare ed educare i figli. In questo possono davvero insegnarci molto.  

Prima che Daniel ultimasse il suo lavoro, a circa metà degli interventi previsti, ho compiuto un viaggio in Romania per far visita ad altre famiglie Rom conosciute a Firenze nel corso di questi anni. In Romania, ho scoperto che Vandana e Daniel realmente vivono in un’unica stanza con altri dieci membri della famiglia (la mamma, due fratelli, le rispettive mogli, i loro bambini). Adulti e bambini dormono insieme in una piccola stanza. Accanto è posta la stalla per il cavallo. E’ stato proprio il sogno di avere una casa propria per vivere con le loro tre bambine a spingere Vandana e Daniel al viaggio in Italia, qui lavorando tenacemente e tra infinite difficoltà.

Un’altra famiglia che ha vissuto e, ancora, vive molte difficoltà è la famiglia di Constanza. Rimasta vedova, Constanza, ha allevato da sola quattro figli. Uno di loro, Christi, è stato adottato dopo la morte della madre naturale. Constanza vive con loro, le nuore ed i quattro nipotini, in una casa bellissima, che in inverno, purtroppo, a causa del tetto oramai cadente diviene una casa quasi inabitabile. Gli inverni rumeni sono molto rigidi con piogge pesanti e nevicate abbondanti. Questa famiglia ha ricevuto l'aiuto per il rifacimento del tetto, ed il più giovane dei figli (il figlio adottivo non ancora sposato) grazie al nostro sostegno economico ha ripreso a frequentare un corso che gli consentirà di conseguire il tanto sospirato diploma con un programma di recupero di circa sei mesi. Primo della classe nel suo unico anno a scuola, è stato costretto all’abbandono precoce a causa dell'estrema povertà della famiglia.

Le condizioni della famiglia che ha restaurato i muri a secco del cimitero sono al momento migliori rispetto a quelle di tutte le altre. Non vivono più in dodici stipati in una baracca, ma in una casa di loro proprietà, acquistata per loro qualche anno fa in cambio del lavoro in Italia. Il governo rumeno riconosce a tutti i bambini Rom il diritto all’istruzione, ma tutte le famiglie finora conosciute unanimemente lamentano quanto sia per loro difficile sobbarcarsi le spese per il vestiario, i libri, il contributo per le spese di riscaldamento, o per le varie altre necessità della scuola. E le famiglie Rom, difficilmente, o, più comunemente, mai riescono a corrispondere a tutte queste richieste. Sono troppo povere. Vivono con risorse davvero molto esigue, neanche riuscendo a soddisfare quelli che sono i bisogni primari, ancor meno ad assicurare una qualche forma d’istruzione ai figli. E’ questa la causa prima dell’abbandono scolastico, diffusissimo, che porta con sé nel tempo gravissime conseguenze. Subito dopo il compimento del diciottesimo anno d’età il governo non garantisce le cure mediche a quanti non inseriti nel mondo del lavoro, e questo equivale a dire quasi a nessuno. Per garantirsi le cure mediche devono pagare. Le difficoltà sono ancor maggiori quando sono i nonni ad avere problemi di salute. E’ a loro che, in genere, sono affidati tutti i bambini della famiglia. In Romania per visitare i propri cari in ospedale è necessario pagare un biglietto d’ingresso (è così per gli stessi rumeni). Una vedova poverissima può anche ricevere una lettera di sollecito di pagamento per il presunto consumo d’acqua. Questo senza considerazione alcuna che la fontana è posta lontana dalla sua abitazione e che ad usufruirne siano anche molte altre famiglie. Il mancato pagamento della bolletta può anche trasformarsi in condanna penale con il rischio di reclusione. Alla maggior parte delle famiglie manca il cibo e lo stretto necessario. Più che vivere sopravvivono. In Romania la famiglia di cui parliamo prepara i pasti accendendo il fuoco all’aperto, e il loro pasto tipo, in genere, è fatto di un semplice piatto di patate. Il denaro ricevuto quando sono in Italia viene subito inviato in Romania. Sono famiglie che, seppur poverissime, conoscono la generosità. Una famiglia ha adottato un bambino Rom rimasto orfano, un’altra famiglia un bambino rumeno abbandonato dalla madre.

La prima madre Rom conosciuta a Firenze, illetterata, ha così raccontato il Vangelo ‘Cristos era molto povero. E’ nato in una baracca con gli animali e i cavalli. La gente era affamata e Lui ha dato loro da mangiare pane, pesce e patate. Ma poi gli invidiosi Lo hanno ucciso’. Ho più profondamente compreso il suo racconto quando in Romania ho visitato una di queste famiglie e ho visto la stalla per il cavallo posta accanto alla stanza in cui vive tutta la famiglia, la pentola con le patate a cuocere sul fuoco acceso all’aperto. In famiglie dove avere il cibo sufficiente a sfamare tutti è un problema quotidiano, le bambine non frequentano la scuola. I bambini talvolta si, ma solo per le prime classi. Raramente o, in genere, mai, riescono a compiere un corso di studi regolare fino al conseguimento del diploma, in molti casi il titolo di studio richiesto e necessario per l'accesso nel mondo del lavoro.





  A
B C D E F G

  H I J K L M

  N O P Q R S T

  U V W X Y Z

 1 . 6 ......
  2 .. 7 .......
  3 ... 8 ........
  4 .... 9 .........
  5 ..... 10 ..........




Here are some pages from the book they wrote and illustrated, and which we have also recorded:



Familia, Familie, Famiglia, Family


Gajo                                         Lomni                       C
āzai         Phral
Bārbat                                      Femeie                       Copil         Frate
Uomo                                       Donna                       Bambino    Fratello
Man                                         Woman                      Boy            Brother

Baba                                         Dai                            Ciai           Phen
Tată                                          Mam
ă                        Fată           Soră
Padre                                        Madre                       Bambina   Sorella
Father                                       Mother                      Girl           Sister




Instrumentuea, Instrumente, Utensili, Tools


Sui                                    
Cichci                      Cat   
Ac                                      Ciocan                     Foarfecă
Ago                                    Martello                  Forbice
Needle                               Hammer                  Scissors


     Sapa                     
Cosoi                          Carfi             Patentos     Ferestreos
     Sapǎ                      
Seceră                         Cui               Patent         Ferestreu
     Zappa                    Falce                            Chiodo         Pinza          Sega
     Hoe                        Sickle                          Nail              Pliers          Saw
           
                                       

  
Șpaclos                       Galeata                      Furcoi                       Cazmaua
Șpaclu                        Gāleatā                      Furcā                         Cazma
Cazzuola                    Secchio                      Forcone                     Vanga
Trowel
                        Bucket                       Fork                           Spade 
Costruzioni, Constructions                                        
 
                       

Cangheri                                                       Cher
Biserică                                                        
Casǎ
Chiesa                                                           Casa
Church                                                          House

Per edificare una casa/ For building a house:
Acoperişos
Acoperiş
Tetto
Roof

Sanzi
Scandură
Trave
Plank                 

Tiglá
Ţiglă
Tegola
Tile

Carfi
Cui
Chiodo
Nail
Fereastra
Fereastră

Finestra
Window

Grinda
Grindă
Asse
Rafter

Bolţari
Bolţar
Blocco
Block made from
earth and cement

Cimentos
Ciment
Cemento
Cement



Con il nostro sostegno incoraggiamo l’aiuto reciproco e la solidarietà tra le famiglie, anche lavorando alla costituzione di un’associazione che li rafforzi proprio come famiglie, con programmi che stimolino la condivisione generosa di momenti di apprendimento, l’impegno nella creazione di gruppi di lavoro. Il progetto riguarderà, in particolare, gli interventi per il rifacimento dei tetti, la costruzione di nuove case, o il recupero di quelle già esistenti che nella maggior parte dei casi sono inabitabili. L’associazione sarà denominata ‘Agrustic Somnacuni’,  Aureo Anello in Romanì. Il programma si inserisce nel progetto di più ampio respiro ‘Dalle tombe alle culle’, che prossimamente verrà sottoposto all’Unione Europea. 


Daniel e Vandana realizzano la culla per la loro Gabriela.


Daniel, Giovanna, Gabriela, Vandana nella Mediatheca 'Fioretta Mazzei'

Primo passo nel tentativo di arrivare ad una soluzione concreta alla piaga della povertà che afflige il popolo Rom è affrontare il problema alloggio, di cui si è ampiamente detto sopra. Pur rimanendo ancora remota la possibilità di riuscire a trovare soluzioni definitive per una vita dignitosa nel Paese d’origine, garantire un alloggio diviene la chiave d’accesso per offrire concrete opportunità lavorative, che possano nel lungo termine realmente cambiare le condizioni di vita di queste famiglie. Per lavori stagionali. Per lavori che gli italiani rifiutano. Per il restauro dei muri a secco. Per essere inseriti in programmi per interventi di restauro nei cimiteri. Queste opportunità, pur nel loro carattere di temporaneità, affrancherebbero molte di queste famiglie dalla miseria. Sono anche bravissimi nei lavori di giardinaggio, come carpentieri, come fabbri, nell’arte del ricamo, nei lavori di cucito, sia gli uomini sia le donne. A Firenze, potrebbero offrire ai turisti in cambio di un’offerta cartoline che riproducono i grandi tesori d’arte. Essere impiegati in programmi per la cancellazione dei graffiti che deturpano molte facciate degli edifici nel centro storico. Qualche anno fa un gruppo di Rom musulmani che vivono in uno dei campi Rom a Firenze hanno preso parte ad un progetto per la decorazione di due Chuppa. Il progetto è stato proposta da una mia amica. Donne e uomini insieme hanno intessuto la seta bianca delle Chuppa con ricami in oro con i nomi degli antenati delle quattro famiglie. E' il lavoro l’antidoto contro l'accattonaggio, o il sopravvivere di furti. Solo così l'odio e la paura nei loro confronti potranno scemare o cessare.   

I Rom rumeni amano molto il loro Paese, ed è nel loro Paese che desiderano vivere; tra la loro gente crescere i propri figli. In Romania l’agricoltura è mirabile, la terra fertilissima. I Rom sono bravissimi nei lavori agricoli, così come sono espertissimi nella lavorazione dei metalli. La povertà con la quale convivono sin dall’infanzia non li impoverisce, non li inaridisce, li rende, invece, più forti e ricchi. Sono persone piene di risorse, molto lontani dalla cultura del consumismo. A Bucarest sono numerosissimi i fiorai Rom. Vendono i profumatissimi fiori rumeni nei loro bellissimi chioschi. Sono sempre i Rom a realizzare artigianalmente gli attrezzi agricoli in ferro e legno utilizzati dai rumeni. Per loro lavorano nei campi, nel periodo della vendemmia, per la raccolta della frutta, per la raccolta dei semi di girasole. Un lavoro, purtroppo, il più delle volte non retribuito.

Sono molto intelligenti. Molto dotati nell’apprendimento delle lingue. Amano la bellezza. Vittime, anch’essi, dell’Olocausto, a tutt’oggi senza avere mai ricevuto alcuna forma di riparazione. E' così grande il debito morale nei confronti di questo popolo che i nostri semplici atti di riparazione, anche quotidiani, solo in piccola parte possono colmarlo. Al tempo stesso, tuttavia, sono necessari. Leniscono, seppur solo in parte, le sofferenze del presente, pongono un argine alle infinite ingiustizie di cui sono vittime. Danno speranza. La speranza di una vita che non sia solo lotta per la mera sopravvivenza. Non sono nomadi i Rom. Non sono sporchi. Non sono più criminali degli altri. Sono vittime di provocazioni e discriminazioni continue che ingenerando disagi sempre più grandi possono, in casi estremi, sfociare in reazioni che cadono nell’illegalità. Sono un grande tesoro questo popolo che noi, sempre più lontani dal pensiero del cuore e dalla difesa della giustizia, prontamente rigettiamo nella spazzatura. Un popolo che condanniamo ed etichettiamo. Negando loro ogni forma di riconoscimento, a livello umano e sociale, neghiamo loro il diritto di esistere. Da secoli giunti in Europa dall'India, sono cittadini del mondo. Sono cittadini europei



Si veda

        http://www.umilta.net/apprendistato.html
       http://www.umilta.net/cradle.html
       http://www.umilta.net/karengraffeo.html
       http://www.umilta.net/chuppa.html

Version in English

Julia Bolton Holloway, Cimitero ‘degli Inglesi’, P.le Donatello, 38, 50132 FIRENZE

OLIVELEAF WEBSITE || UMILTA WEBSITE || OLIVELEAF WEBSITE || JULIAN OF NORWICH, TEXT AND CONTEXTS, WEBSITE || BIRGITTA OF SWEDEN, REVELATIONES, WEBSITE || CATALOGUE AND PORTFOLIO (HANDCRAFTS, BOOKS ) || BOOK REVIEWS || BIBLIOGRAPHY || FLORIN WEBSITE ©1997-2008 JULIA BOLTON HOLLOWAY








                                     
COMUNICATO STAMPA: UN APPELLO ALLA COSCIENZA DEGLI ITALIANI
(http://www.umilta.net/scapegoatital.html, holloway.julia@tiscali.it)

Il presente appello è in difesa dei diritti umani dei Rom, in particolare, dei Rom d’origine rumena, oggi cittadini europei. La loro lingua è una lingua indoeuropea. Sono Cristiani Ortodossi, e in Romania, per secoli, dal Medioevo e fino all’Ottocento, sono stati tenuti in condizione di schiavitù nei monasteri. Con gli ebrei, anch’essi, vittime dell’Olocausto. Non hanno un Paese. Non hanno un esercito. In ogni Paese in cui sono presenti, salvo la Finlandia, vivono nel presente, così come in passato, la tragedia dolorosa dell’emarginazione sociale. Il terrore dei Rom, in particolare dei Rom rumeni, credo origini dal non aver noi compreso la loro cultura. Dal terrore che la loro povertà possa in un prossimo futuro divenire la nostra. Ma la povertà non è in se un crimine.
    
Per sette anni, dal 2001 al 2008, abbiamo lavorato con famiglie Rom di origine rumena che frequentano la Messa dei Poveri fondata da Giorgio La Pira, il Sindaco Santo di Firenze. Eredità raccolta da Fioretta Mazzei alla Badia fiorentina. Con l’ascolto delle donne abbiamo imparato a conoscere queste famiglie. A fine luglio 2008 sono stata in Romania ed ho incontrato queste famiglie nel loro contesto. A Bucarest ho conosciuto Gruia Bumbu, Presidente dell’Agenzia Nazionale per i Rom del Governo di Romania. Durante questo nostro incontro, egli stesso ed i suoi collaboratori, hanno dichiarato che casa, istruzione, e cure mediche sono i bisogni primari della loro gente. Diritti che i Rom stessi potrebbero garantirsi qualora fosse loro garantito un lavoro regolare. In Italia. In Romania. Abbiamo scoperto che la cultura Rom è una cultura matriarcale fondata sulla famiglia. Pur essendo famiglie poverissime - ai loro figli manca quotidianamente il cibo - grande è la loro generosità. Due delle nostre famiglie hanno adottato dei bambini. Una famiglia un bambino Rom rimasto orfano, un’altra famiglia il bambino di una ragazza madre rumena. In questi ultimi anni molti bambini Rom rumeni sono nati, e ancora oggi nascono, in Italia. Nel nostro Paese può anche accadere che strappati alla loro famiglia siano dati in adozione ad una famiglia italiana, solo perché i genitori non posseggono una culla da esibire, non hanno i biglietti per il rientro nel Paese d’origine, il foglio di viaggio per il bambino, o una casa idonea. Non sono loro a rapinare i nostri bambini. Siamo noi a rapinare i loro figli. Quando sono in Italia affidano i figli ai nonni. La maggior parte dei Rom sono illetterati, le famiglie nella loro grande povertà non possono sobbarcarsi spese extra per vestiario, libri, per le spese di riscaldamento della scuola. In Italia non hanno diritto ad un alloggio, e una povera baracca da loro stessi edificata su terreni incolti ed abbandonati può venire ripetutamente demolita. Una baracca non è, né può considerarsi, un domicilio legale, condizione prima per l’inserimento nel mondo del lavoro.
     Garantire loro un domicilio per un lavoro regolare, è la soluzione al problema della povertà. E' il riconoscimento di questi diritti quello che chiedono quando giungono nel nostro Paese. Persino una fabbrica abbandonata trasformata in dormitorio potrebbe fungere temporaneamente da domiciliazione legale. Senza l’accesso al mondo del lavoro, seppur cittadini europei, vivono la violazione di quelli che sono i diritti umani più elementari. Etichettati come ladri e criminali, sono spinti verso quei comportamenti che, in condizioni di provocazione continua, legittimando la violenza possono sfociare in forme di illegalità, sempre più accrescendo i sentimenti diffusi di rigetto e intolleranza estrema che nega loro il diritto di esistere. L’alloggio, un lavoro basterebbero a sollevarli dalla povertà estrema, a causa della quale l’aspettativa di vita è molto bassa. Basterebbe questo a scongiurare la piaga del mendicare, il bisogno di rubare per la mera sopravvivenza. La paura abbandonerebbe noi, più aperti ad accogliere piccoli nuclei familiari costituiti in gruppi di lavoro. Per lavori stagionali, per lavori che altri rifiutano. Proprio come famiglie, abbiamo potuto osservare, riescono a lavorare al meglio, e sono sempre le donne, padrone e sovrane, a coordinare il gruppo. In virtù di questo, fondamentale è il loro contributo per l’attuazione di progetti di più ampio respiro per la costituzione di gruppi di lavoro di tipo familiare. Per il restauro dei muri a secco. Per lavori agricoli. Per lavori di giardinaggio. Sono anche bravissimi nei lavori di carpenteria, nell’arte del ricamo, nei lavori di cucito, uomini e donne indistintamente. Espertissimi fabbri e muratori. La Romania è un Paese bellissimo. L’agricoltura mirabile grazie alla coltura differenziata con l’impiego esclusivo di fertilizzanti organici e senza l’utilizzo di pesticidi. E’ in Romania, tra la loro gente, che i Rom rumeni desiderano vivere. Grandissime sono le loro capacità. La povertà, fatta di fragilissimi equilibri, li ha resi persone piene di risorse. Sono Rom i fiorai per le strade di Bucarest. Sono loro a forgiare artigianalmente gli attrezzi agricoli in ferro e legno utilizzati dai rumeni. Per i rumeni lavorano nei campi. Troppo frequentemente, purtroppo, un lavoro non retribuito. Non sono nomadi i Rom. Non sono sporchi. Sono intelligenti. Molto dotati nell’apprendimento delle lingue. Amano la bellezza. Le donne, regali o matrone, si muovono con grazia nelle gonne dai vivacissimi colori di antichissima tradizione. Si sposano molto giovani, amano la famiglia e sono fedeli. I bambini, pur nella povertà estrema, sono la forza interiore dei Rom. Un grande tesoro, questo popolo, che per ignoranza e noncuranza, troppo prontamente gettiamo nella spazzatura.


Dall'Unita, 20.09.08: 'Altro mistero è la questione dei fondi strutturali che la Commissione Ue mette a disposizione per l'integrazione del popolo rom ogni anno per ciascun stato membro. La direttiva 43 del 2000 garantisce ai rom e ai sinti il diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio. Dei 275 milioni di euro stanziati l'Italia non ne ha chiesti neanche uno (a differenza ad esempio di Spagna, 52 milioni e Polonia, 8,5 milioni). Ad affermarlo è direttamente il presidente della Commissione Europea Manuel Barroso in un'intervista pubblicata da "La Repubblica"'.


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