I rom si tengono le ville abusive, la legge beffa “condona” i soprusi

Scritto da supmod2 Milano Mag 19, 2010
   

Quaranta ville di lusso, con giardini e terrazze. Quaranta castelli in miniatura con televisori al plasma e divani in pelle. Tutti costruiti abusivamente. Tutti tirati su senza uno straccio di un permesso. E in barba a qualsiasi legge di Comune, Provincia o Regione. Ora però, trent’anni dopo la costruzione, quelle case dovranno essere abbattute ma il «procedimento sarà lungo». Parola del vicesindaco di Milano.

Lusso per pochi
Regge dotate di ogni comfort ma che non sanno nemmeno cosa sia una concessione edilizia. Regge dove comodamente vivono le 32 famiglie di zingari slavi e romeni che da decenni si sono stabiliti in questa lingua di terreno stretta tra il comune di Baranzate e l’autostrada dei Laghi, quella dove i milanesi si riversano nei weekend estivi per sfuggire alle torride domeniche in città. Ma i nomadi, loro, a due passi dalla città hanno costruito una piccola oasi, con alberi e lampioncini che illuminano il parco, con tavoli e ombrelloni per le cene all’aperto e, per i più piccoli, altalene e scivoli colorati e nuovi di zecca, che i bimbi milanesi non trovano nemmeno nei parco giochi.
Quelle case «vanno abbattute» tuona il vicesindaco Riccardo De Corato ora che il campo di via Monte Bisbino è tornato al centro delle polemiche. Proprio in quelle ville, infatti, abiterebbero i ragazzini che lo scorso fine settimana hanno giocato al tirasegno con le macchine in corsa sull’autostrada. «Le abbatteremo - promette il vicesindaco al termine di un incontro in prefettura - ma il percorso sarà lungo».

La beffa
Già perché l’iter giudiziario per arrivare alla confisca e all’abbattimento è tutto in salita. Quei terreni, infatti, sono proprietà privata delle famiglie rom da decenni. E su quei terreni sono state costruite le ville abusive. Prima di poter procedere con l’esproprio e la demolizione bisogna dunque accertare di chi sono quelle case. «E non è semplice» fanno sapere dall’assessorato alla Sicurezza, che da anni ormai segue da vicino la vicenda.

I passaggi di proprietà tra le famiglie rom sono infatti continui e risalire ai veri intestatari è una vera e propria impresa. E così i tempi si dilatano a non finire. Tanto che nessuna ruspa, negli ultimi 30 anni, si è mai avvicinata a quelle ville.
Una soluzione, però, c’è ed è la stessa adottata nel 2005 per una villa abusiva del campo nomadi di Cusago. Ma i tempi sono lughissimi. «Verranno fatte delle ordinanze da parte dello Sportello Unico Edilizia che impongano al proprietario di demolire il manufatto entro 90 giorni (termini previsti per legge) - spiega De Corato -. In caso di inottemperanza, il Comune acquisirà l’area al patrimonio demaniale e darà luogo all’abbattimento d’ufficio addebitando, naturalmente, i relativi costi». Questo almeno in via teorica, come deciso ieri nel super vertice in prefettura, ma nella realtà demolire tutte e 40 le ville abusive non sarà cosa facile. Di certo non sarà cosa veloce.

Abusi edilizi
Il problema “case fuorilegge” d’altronde esiste da decenni e va ben oltre il caso “Monte Bisbino”. In tutta la città, infatti, gli abusi edilizi sarebbero una sessantina. Dal campo di via Chiesa Rossa, dove le decine di ville hollywoodiane, rigorosamente abusive, hanno addirittura la piscina, l’impianto di videosorveglianza e i posti auto per i macchinoni, all’insediamento di Cusago dove rimangono 5 delle 6 case di lusso, tutte in muratura e tutte lussuosissime.

E ancora: via Idro e le sue villette a schiera con tanto di muretti di recinzione, via Vaiano Valle, via Martirano.Le storie degli insediamenti abusivi, d’altronde, si assomigliano un po’ tutte; prima il terreno concesso dal Comune, nei lontani anni Ottanta, poi quelle case che mattone dopo mattone sono spuntate come funghi, incuranti di leggi e divieti.Blitz e ruspe, quando possono, intervengono e spazzano via gli abusi ma spesso le costruzioni fuorilegge non possono essere toccate. Come in via Monte Bisbino, dove da trent’anni la legge sembra contare poco o nulla. Ma da ieri il diktat di prefettura e vicesindaco è un altro: abbattere.

Federica Mantovani